Le ragioni del NO.
mercoledì 22 ottobre 2008
No alla centrale turbogas di Aprilia.
Le ragioni del NO.
giovedì 9 ottobre 2008
Le ragioni del No al Nucleare: Monia Benini
L'abbiamo fatto più di 20 anni fa, ci siamo mobilitati ed abbiamo fermamente bloccato ciò che ritenevamo pericoloso per noi e il nostro futuro: ripetiamo quelle azioni, oggi più di ieri sono necessarie ed indispensabili.
Facciamo sapere a tutti quali sono i rischi della scelta nucleare, soprattutto alla luce del fatto che l'Italia sul fronte delle energie rinnovabili, può fare davvero moltissimo.
Approfondisci il tema:
- Le ragioni del No al Nucleare: Michele Boato
- Nucleare? Un costosissimo vicolo cieco (del prof. Michele Boato)
- Il parere del dott. Stefano Montanari (dir. scientifico Nanodiagnostics)
- Il parere di Jeremy Rifkin (economista, attivista e scrittore statunitense)
- Rainews24 - Reattori a volte ritornano (di Maurizio Torrealta)
- La nuova legge che reintroduce il nucleare in Italia
lunedì 6 ottobre 2008
Civitavecchia: mancava solo l'inceneritore. E' in arrivo.
Ignorate le precedenti delibere di consiglio comunale, che sottolineiamo essere nell’ordinamento italiano attualmente in vigore, il massimo organo di indirizzo e di controllo politico – amministrativo del Comune, che esprimevano netta contrarietà a detto progetto e ribadivano la contrarietà ad ogni ipotesi di impianto di incenerimento dei rifiuti sul territorio.
Ignorata, la relazione della commissione relativa alla valutazione del project financing che evidenziava come il progetto presentato dalla BEG comportasse un aumento dei volumi trattati e successivamente conferiti in discarica, e conseguentemente un maggior impatto ambientale e un aumento in termini assoluti della volumetria della discarica (ben 806.000 mc., ovvero 725.400 ton/totali).
Ignorate le normative che regolano la valutazione di progetti tramite lo strumento di project financing e quelle relative alle convocazioni di conferenze di servizio.
Ignorate, in maniera ancora più colpevole, tutte le normative, nazionali, regionali e provinciali, che impongono agli enti locali di raggiungere entro il 31 dicembre 2008 almeno il 45% di raccolta differenziata (che a Civitavecchia non supera il 7%), pena l’imposizione di una sanzione del 20% dei costi di smaltimento che sarà a carico dei cittadini.
Ignorati, infine, gli ormai innumerevoli studi che mettono in correlazione la presenza di impianti per l’incenerimento di rifiuti con danni alla salute umana.
Infatti tali impianti bruciando materiali estremamente vari, emettono un gran numero di sostanze chimiche (circa 250 attualmente individuate), di diverso grado di pericolosità, trasformando peraltro rifiuti relativamente innocui in rifiuti altamente tossici e pericolosi, sotto forma di emissioni gassose, ceneri volatili e ceneri pesanti.
Tra le sostanze più pericolose troviamo: arsenico, berillio, cadmio, cromo, nickel, mercurio che sono classificati dalla IARC (International Agency Research of Cancer) a livello I come rischio oncogeno documentato in quanto correlati ad aumentato rischio di neoplasie a livello di: polmone, cute, fegato, vescica, rene, colon, prostata; il benzene correlato all’insorgenza di leucemie e il tricloroetilene correlato con linfomi non Hodgkin ed epatocarcinoma.
Gli inceneritori rappresentano, poi, una delle fonti più importanti di inquinamento da diossine, sostanze liposolubili e persistenti che vengono assunte tramite la catena alimentare.
Le caratteristiche di persistenza ed accumulo delle diossine - come pure degli Idrocarburi Policiclici Aromatici e dei Poli-Cloro-Bifenili - fanno sì che il rispetto dei limiti di legge delle concentrazioni di queste sostanze nei fumi non garantisca di per sé la salute della popolazione, in particolare di quella infantile
E’ a dir poco evidente, quindi, che perseguire nella realizzazione di un impianto che andrebbe ad aggravare pesantemente il carico delle emissioni inquinanti in una realtà territoriale già gravemente compromessa come quella cittadina, significa perseguire in un intento tanto irresponsabile quanto criminale, che mette a nudo la protervia di chi abusa del territorio a proprio uso e consumo nella totale indifferenza per la salute della popolazione amministrata, costretta ancora una volta a subire una servitù tanto impattante quanto poco redditizia.
Simona Ricotti
Resp. Forum Amb. Civitavecchia
Fonte: UnoNotizie
sabato 4 ottobre 2008
Alluvione. Lavori non conclusi, risarcimenti non erogati.
Purtroppo, la risposta è "no".
Grazie alle pressioni del comitato Marina Velka senza fango è stata terminata l'arginatura dell'ultimo tratto del fiume Marta che eviterà il suo straripamento negli abitati di Marina Velka e Tarquinia Lido, però, in caso di piena, le strade di accesso e i terreni agricoli adiacenti saranno comunque inondati perché non sono state realizzate le casse di espansione a monte.
Inoltre, immutata rimane la situazione del Fosso dei Giardini che ha ripetutamente allagato la località Case Bianche di Tarquinia Lido. Non solo non è stato messo in sicurezza, ma non si è neanche conclusa la fase progettuale affidata circa due anni fa al Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca. Infine, non si sa quando saranno assegnati agli alluvionati i 600.000 euro promessi dal presidente Marrazzo nel febbraio 2007.
Il Comitato Marina Velka senza fango è deciso a proseguire con la già avviata causa di risarcimento, la cui nona udienza si terrà il prossimo gennaio. Inoltre, i legali stanno accertando se siano stati versati dei fondi per i danni ai privati mentre proseguono le pressioni per il completamento delle opere e per l'ottenimento dei soldi promessi.
Il Comitato Marina Velka senza fango sarà felice di ringraziare il presidente Marrazzo, come hanno fatto i consiglieri Parroncini e Carapella, ma solo a lavori terminati e a risarcimenti ottenuti.
Spesso, infatti, in Italia, si festeggia l'inizio di qualcosa ma assai raramente se ne riesce a festeggiare anche la fine.
Elena Maria Scopelliti
Presidente del Comitato
Marina Velka senza fango
Stefano Corsanici
Addetto stampa
http://www.marinavelca.com
sabato 27 settembre 2008
La rosa di Malagrotta
di Roberto Pirani
L’Italia di Lippi non aveva ancora vinto il mondiale di calcio, e uno sciopero della fame a staffetta operato da uomini e donne coraggiose chiedeva conto al Presidente-Commissario Marrazzo del suo operato. Questa era la situazione, nel più totale disinteresse.
Insieme alla Rete regionale rifiuti del Lazio mi ritrovai per giorni e giorni, a giugno e luglio del 2006, a presidiare presso la sede del Consiglio Regionale in via della Pisana 1301, con l’intento di ottenere la sospensione dei lavori del gassificatore a Malagrotta.
La mitologica “seduta straordinaria del Consiglio Regionale” in realtà non si tenne mai, ma allora non potevamo saperlo. Una astuta prassi procedurale avrebbe rimandato “ogni discussione” a dopo la presentazione delle “linee guida del piano rifiuti”.
Il dibattito sulla sospensione dei lavori di costruzione del gassificatore, dopo due anni, non ha mai avuto luogo; probabilmente per evitare che l’attuale maggioranza in Consiglio Regionale andasse in pezzi.
Grazie alla Rete Regionale Rifiuti del Lazio avremmo ottenuto il sistema porta a porta a Colli Aniene, a Decima, a Massimina, a Ciampino e Olevano e altri Comuni della Provincia di Roma ma non saremmo mai entrati nel merito dell’editto medievale definito “Ordinanze commissariali 14 e 16 del 25 marzo 2005”
(Sulle quali, anche la Corte dei Conti[1] a maggio del 2007 non ha certo taciuto l’enormità)
Nei giorni del presidio assistemmo alla scena deprimente di un addetto al bar del Consiglio Regionale, che ogni pomeriggio (rischiando la vita) attraversava una delle vie più pericolose di Roma per gettare i rifiuti tal quali nel cassonetto posto a suo “servizio”. Anche una decina di sacchi neri ogni giorno, zeppi di materiali perfettamente riciclabili.
Un pomeriggio nel cassonetto finirono addirittura delle rose espiantate dal giardino di via della Pisana 1301, da sedicenti giardinieri che ignorano cosa sia il compostaggio (come i loro committenti del resto). Le signore del Comitato Malagrotta le andarono a recuperare dal cassonetto quelle povere rose, del tutto vive e potenzialmente in grado di esprimere la loro bellezza; spiegando come potarle, come innaffiarle, come curarle.
Espiantare rose e ripiantarle nuove, piuttosto che curare il giardino del Consiglio Regionale, è esplicativo della cultura usa e getta che abita cuore e testa di questa amministrazione regionale.
Una di quelle rose è nel mio giardino: ieri è fiorita.
[1]
“Risulta evidente che l’emergenza è stata disposta unicamente allo scopo di determinare la sospensione dell’applicazione delle normative di settore, limitare gli obblighi di concertazione, e il principio di ripartizione delle competenze”…
“Suscita notevoli perplessità e preoccupazione, per la palese violazione delle direttive comunitarie e nazionali sulla concorrenza, che per l’impianto di gassificazione di Malagrotta sarebbero intervenuti atti amministrativi di assegnazione dei lavori di costruzione e di esercizio nell’ambito di una non meglio chiarita procedura di affidamento diretto”.
Nessuno ha mai smentito la Magistratura contabile: è così, nel disinteresse della Politica e dei media.
E questa se mai non fosse chiaro era la Corte dei Conti a maggio del 2007, non il WWF.
Per sapere cosa accade a Malagrotta ogni approfondimento è possibile. In rete…
- Gassificatore di Malagrotta: parole e fatti
Rete Regionale Rifiuti Lazio - Maurizio Melandri: Assuefazione alla sopraffazione
- Perizia nazionale del Corpo Medico Francese
relativa alle alternative all'incenerimento ed alle discariche
Aspetti ambientali, sanitari e socio-economici - http://www.buonsenso.info
- http://www.stefanomontanari.net
Personalmente ho curato il capitolo sul Lazio.
Roberto Pirani
Esperto in gestione e riduzione di materiali post utilizzo
venerdì 26 settembre 2008
Campagna per una petizione contro il Nucleare in Italia
PETIZIONE POPOLARE
NON ABBIAMO BISOGNO DEL NUCLEARE
Al Presidente del Senato,
Al Presidente della Camera Deputati,
Al Presidente del Consiglio,
Ai Parlamentari tutti
Noi cittadini e cittadine italiane, visto il “Piano Triennale per lo Sviluppo”, approvato dal Consiglio dei Ministri, che lancia “il ritorno all’energia nucleare”, facciamo presente che:
a. Il popolo italiano ha votato a larghissima maggioranza, con i 3 referendum del 1987, l'uscita definitiva dell'Italia dall'avventura nucleare, come hanno deciso anche Austria e Polonia (che non hanno avviato le loro centrali già costruite), Danimarca, Grecia, Norvegia e Irlanda (che hanno rinunciato alla loro costruzione), Germania, Belgio, Olanda, Spagna e Svezia (che hanno deciso di non costruire più centrali nucleari nel loro territorio, puntando sulle energie rinnovabili).
b. Il nucleare non ci libera dalla dipendenza dall'estero: l’uranio è una fonte esauribile; per far funzionare le centrali dovremmo importarlo e il suo prezzo sta salendo ancora più rapidamente del petrolio: dal 2001 al 2007 si è moltiplicato per dieci.
c. Non esiste il nucleare “sicuro” e “pulito”: i reattori di “quarta generazione” sono previsti tra 25-35 anni (dopo il 2030, attorno al 2040); intanto il governo vuole costruire centrali di “terza generazione” che non hanno risolto né il problema della sicurezza ( non c'è solo Cernobyl, ma decine di incidenti gravissimi come quelli che hanno provocato 7 morti nelle centrali giapponesi tra il 1995 e il 2005) né di come smaltire le scorie che restano radioattive per centinaia e migliaia di anni.
d. La strada maestra sono le energie rinnovabili: Germania, Spagna, Austria, Grecia, Danimarca e tanti altri stati, europei e non, si stanno liberando dalla schiavitù del petrolio investendo grandi risorse sull'energia solare termica, fotovoltaica e a concentrazione, sull’energia eolica e sul risparmio e razionalizzazione degli attuali consumi. In Italia basterebbe coprire di pannelli fotovoltaici solo lo 0,4% delle superfici costruite (sono il 10% del territorio) per soddisfare l'intero fabbisogno nazionale di energia elettrica.
e. Il nucleare è fuori mercato, vive grazie a sovvenzioni statali e militari: Le stime Usa per i nuovi impianti danno il costo del kWh nucleare a 6.3 cent, addirittura il 20% in più dei 5,5 cent del gas o 5,6 del carbone (anche questi, peraltro, dannosi per la salute e l’ambiente). Per questo negli Usa, nonostante gli enormi incentivi stanziati da Bush, nessun privato ci investe dal 1976. L'unico reattore in costruzione in Europa è in Finlandia, perchè quello stato carica sul proprio bilancio (dei contribuenti) smaltimento delle scorie e smantellamento finale della centrale (che costa quasi come la costruzione). Gli altri 8 stati che, nel mondo, investono nel nucleare, lo fanno, quasi tutti, per produrre anche materia prima per le bombe: Cina, India, Russia, Pakistan, Giappone, Argentina, Romania e l'Iran, attualmente nel mirino degli Usa, perchè non è suo alleato.
Perciò chiediamo ai massimi rappresentanti di Stato e Parlamento di non tradire la volontà popolare e non imboccare, con i nostri soldi, questo costosissimo vicolo cieco.
Approfondisci il tema:
- Le ragioni del No al Nucleare: Michele Boato
- Nucleare? Un costosissimo vicolo cieco (del prof. Michele Boato)
- Il parere del dott. Stefano Montanari (dir. scientifico Nanodiagnostics)
- Il parere di Jeremy Rifkin (economista, attivista e scrittore statunitense)
- Rainews24 - Reattori a volte ritornano (di Maurizio Torrealta)
- La nuova legge che reintroduce il nucleare in Italia